L’autore di queste immaginarie conversazioni depreca il razzismo e il maschilismo, e ritiene che una sessualità vivace, libera ma responsabile, vada incoraggiata tanto negli uomini quanto nelle donne di qualsiasi orientamento.
Detto ciò, l’autore vuole mettere al corrente chi volesse cominciare a studiare l'italiano, che la cultura di questo paese, come tutte le culture di cui l’autore è a conoscenza, è maschilista e, perlomeno fino a tempi molto recenti, vedeva con sospetto, se non addirittura con feroce ostilità, le donne che non reprimevano la loro sessualità.
Troviamo un’eco immediata di questa mentalità nel fatto che, per offendere una persona di sesso femminile, niente è più efficace di dirle che è una puttana.
Usando un po’ di fantasia in più, e aggiungendo elementi di razzismo, si può arrivare ad attribuire a una signora che giudichiamo particolarmente sgradevole, il desiderio di essere ripetutamente penetrata da un gruppo di uomini di colore (per quanto vi riteniate liberi da qualsiasi immagine stereotipata, sono sicuro che avete già capito perché abbiamo scelto gli uomini di colore in questa occasione). Quest'immagine è ancora percepita dai più come estremamente degradante.
Notiamo altresì che c’è un modo di insultare una donna che può sembrare diametralmente opposto a quello appena illustrato, ma che affonda le sue radici nello stesso tipo di cultura: attribuire le cause del comportamento ostile e aggressivo di una donna, all’astinenza sessuale di questa. Si parla in questi casi della mancanza di conforto dell'organo sessuale maschile, l’onnipresente “cazzo” del turpiloquio degli italiani.
L’autore di questo dialogo non crede molto nel linguaggio politicamente corretto, perché ritiene che il modo di parlare, scherzare e offendere, sia influenzato dalla mentalità dominante molto di più di quanto non accada il viceversa, e perché ritiene che un atteggiamento interiore liberale e aperto, quando fa autenticamente parte del nostro modo di essere, non può in alcun modo essere corrotto o indebolito dall’uso di espressioni che devono la loro origine allo sciovinismo. Certamente ognuno di noi tende a usare le espressioni che più su avvicinano alla nostra personalità, ma non ritengo pericoloso indulgere occasionalmente in palesi ed evidenti esempi contrari alla suddetta tendenza.
Tutto questo per giustificare la libertà di linguaggio che mi sono preso.
Tutto questo per giustificare la libertà di linguaggio che mi sono preso.